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Dieta per celiaci: cosa mangiare

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Dietista Elisa Strona di dare qualche consiglio su cosa mangiare e quale dieta per celiaci seguire nel caso in cui si soffrisse di celiachia. Scopriamo cosa ci ha detto e quale tipo di alimentazione è più corretta in questi casi.

La dieta di un soggetto celiaco deve seguire, come per il soggetto non celiaco, le indicazioni che troviamo sulla piramide alimentare italiana. Alla base, ovvero gli alimenti da consumare in quantità e frequenze maggiori, ci sono i cereali, frutta e verdura. In cima troviamo invece i dolci, le carni rosse e quelle trasformate (i salumi).

celiachia

Ovviamente il soggetto celiaco deve escludere completamente il glutine, cosa non sempre facile in quanto i cereali non permessi ai celiaci si ritrovano in molti prodotti alimentari, e ci può inoltre essere il rischio di contaminazione nei processi di lavorazione dell’industria alimentare.

Per questo motivo l’Associazione Italiana Celiachia ha suddiviso gli alimenti in tre categorie:

  1. Alimenti permessi: si possono consumare liberamente in quanto naturalmente senza glutine non a rischio per i celiaci. Questi prodotti non li troviamo nel prontuario AiC degli alimenti in quanto sono senza glutine sempre. Troviamo quindi in questa categoria frutta e verdura tal quale, latte e formaggi, uova, carne e pesce non lavorati, legumi. Oltre ad alcuni cereali in chicchi, troviamo tra i prodotti non a rischio alimenti quali la passata, i prodotti in scatola come il tonno, i legumi, le olive.
  2. Alimenti a rischio: potrebbero contenere quantitativi di glutine > 20 ppm (limite massimo secondo la legislazione europea). Sono quegli alimenti dei quali dobbiamo studiare l’etichetta (deve comparire la dicitura “senza glutine” oppure la spiga barrata) o la sua presenza nel prontuario AiC degli alimenti.
  3. Alimenti vietati: contengono glutine, pertanto non idonei al soggetto celiaco.

Tanti sono i cereali o pseudocereali che sono naturalmente privi di glutine e che andrebbero riscoperti, limitando invece i prodotti preconfezionati e industriali. Ricordiamo però che sempre idonei solo se sono in chicchi, altrimenti deve esserci la scritta “senza glutine” o la spiga barrata in etichetta. Nel processo di macinatura infatti vi potrebbero essere contaminazioni da cereali vietati. 

Abbiamo il riso, il mais, il grano saraceno (non lasciatevi ingannare dal nome, non è un tipo di grano), l’amaranto, il miglio, la quinoa, il sorgo, il teff, il fonio. Ognuno ha le sue proprietà nutrizionali pertanto sarebbe bene variare e provarli tutti.

Per consultare l’elenco completo: http://www.celiachia.it/dieta/Dieta.aspx

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Dieta per celiaci per dimagrire

Dimagrire significa perdere massa grassa ed è un delicato equilibrio tra quante calorie entrano (ma anche quali) e quante escono.

Dovremmo quindi seguire le linee guida per una sana alimentazione italiana, che ha stilato un decalogo che riassumiamo qui:

  1. Controlla il peso e mantieniti sempre attivo: dovremmo fare 10.000 passi al giorno è l’obiettivo da raggiungere! Qualsiasi attività fisica è utile, anche la semplice camminata. Trovate sempre un’occasione per fare del movimento.
  2. Più cereali (senza glutine!), legumi, ortaggi e frutta. Ovviamente i cereali devono essere senza glutine, e per quanto possibile integrali. Vanno inseriti in ogni pasto, ma attenzione alle quantità. I legumi invece sono un’ottima alternativa alla carne, ricchi di ferro e calcio, privi di grassi e di colesterolo. Ortaggi e frutta devono essere preferibilmente di stagione e dei cinque colori della salute. Mentre sulla verdura non ci sono limiti, la quantità di frutta deve essere controllata (2 – 4 porzioni al giorno).
  3. Grassi: scegli la qualità e limita la quantità. I grassi sono fondamentali per numerose funzioni, tra le quali assorbire alcune vitamine chiamate liposolubili (A, D, E, K) pertanto non vanno assolutamente demonizzati. Ovviamente dobbiamo controllare le quantità (nella piramide vediamo 3 – 4 cucchiai di olio al giorno) e la qualità. Si consiglia di privilegiare l’olio extra vergine d’oliva, che è anche molto resistente al calore. Limitare i grassi saturi come l’olio di palma, di cocco e il burro.
  4. Zuccheri, dolci e bevande zuccherate: nei giusti limiti. Gli zuccheri aggiunti andrebbero limitati, o comunque gradualmente ridotti. Le bibite zuccherate invece riservate giusto ai momenti di festa. Considerate che in media in una lattina da 330 ml di bibita ci sono l’equivalente di 6 cucchiaini di zucchero!
  5. Bevi ogni giorno acqua in abbondanza. Che sia naturale o gassata, l’importante è bere! Se quella del rubinetto vi piace come sapore, è ottima anche quella. Se non si hanno particolari problemi, non è necessario che sia con residuo fisso basso (ricordiamo che il residuo fisso è semplicemente la quantità di sali minerali contenuta nell’acqua).
  6. Il sale? Meglio poco. Ad eccezione di alcune patologie tiroidee, andrebbe sempre utilizzato il sale iodato. 5 grammi al giorno è la razione raccomandata. Difficile da quantificare, ma cerchiamo sempre di non esagerare.
  7. Bevande alcoliche: se sì, solo in quantità controllata. L’alcool di porta dietro 7 kcal per grammo, una quantità considerevole. Ed è da limitare quindi in caso di sovrappeso e trigliceridi alti.
  8. Varia spesso le tue scelte a tavola. Non eliminare nessun alimento (a parte il glutine si intende!) ma cerca di consumare diverse tipologie di cibi per assicurarti un corretto apporto di tutti i micro e macronutrienti.
  9. Consigli speciali per persone speciali: in questa sezione si parla di alcune situazioni fisiologiche come gravidanza e anziani.
  10. La sicurezza dei tuoi cibi dipende anche da te: ovvero la sicurezza alimentare, che parte da una lettura critica delle etichette fino alla gestione a casa degli alimenti.
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Celiachia: sintomi

La Malattia Celiaca (o Celiachia) è una infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti.

La celiachia è caratterizzata da un quadro clinico molto variabile, che va dalla diarrea profusa con conseguente marcato dimagrimento, a sintomi extra-intestinali, alla associazione con altre malattie autoimmuni (come il diabete di tipo 1, e ipotiroidismo). 

A differenza delle allergie al grano, la celiachia e la dermatite erpetiforme non sono indotte dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione.

Individuiamo quindi alcuni sintomi chiamati “tipici” come i dolori addominali, la diarrea, le afte in bocca, scarso appetito, addome globoso, arresto della crescita nei bambini e perdita di peso.

L’organo bersaglio è l’intestino tenue, ma a cascata colpisce più organi ed apparati. Infatti tra i sintomi atipici troviamo l’anemia, bassa statura, dolori ossei, problemi ginecologici (aborti spontanei ricorrenti), ipoplasia dello smalto dei denti, dolori addominali ricorrenti, alopecia (perdita di capelli), astenia, ipertransaminasemia (enzimi epatici molto elevati).

Ecco perché non dobbiamo sottovalutare alcuni sintomi e segnali del nostro organismo.

Un semplice esame del sangue può individuare due specifici anticorpi indici di possibile celiachia. Se questi risultano positivi, per avere la diagnosi vera e propria ci si deve sottoporre alla gastroscopia.

Ricordiamo che non esistono “gradi” di celiachia ma solo diverse modalità nella sua espressione. Stare poco male non significa essere “poco celiaci”! Le contaminazioni vanno evitate sempre, la dieta è al momento l’unica cura e deve essere scrupolosa, ferrea e seguita a vita.



Questi sono i contatti della Dott.ssa Strona per chi fosse interessato a ricevere un suo consulto:

 elisastrona@yahoo.it

https://elisastronadietista.jimdo.com


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Come cavarsela con la sindrome dell’intestino irritabile?

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Emanuela Troncone di trattare una sindrome che riguarda gran parte della popolazione: l’intestino irritabile.
Scopriamo i consigli della Dott.ssa Troncone sull’alimentazione da seguire e su quali cibi evitare e quali mangiare in questi casi.


Al momento non esistono farmaci in grado di curare la sindrome dell’intestino irritabile o IBS (inflammatory bowel sindrome), l’unica terapia possibile è il graduale riequilibrio delle normali funzioni dell’ecosistema intestinale. Qualsiasi approccio che non curi l’intestino nel suo complesso non può avere successo.

Il problema da risolvere è l’infiammazione e le microlesioni della mucosa intestinale che vanno sanate con una dieta che miri a regolare:

  • il microbiota 
  • l’infiammazione locale e generale, 
  • la permeabilità intestinale, 
  • il transito intestinale.

Le condizioni per ripristinare le funzioni intestinali sono diverse, un microbiota equilibrato modula la risposta infiammatoria, uno strato mucoso sano protegge dall’infiammazione le cellule della mucosa sottostante, uno strato sottomucoso intatto non trasmette segnali dolorosi al cervello, giunzioni cellulari del tessuto intestinale ben serrate creano una barriera selettiva verso tossine e sostanze infiammatorie.



Il presupposto fondamentale è personalizzare l’intervento nutrizionale in base alla severità dei sintomi e al grado di cronicità dell’IBS ed eventualmente abbinare integratori adatti sulla base dei sintomi e di eventuali altre patologie presenti.

Si dovrà programmare una fase di riposo intestinale della durata di circa un mese, in cui verranno inclusi nella dieta solo alimenti ad alto valore nutrizionale tra quelli che non aggravano la sintomatologia. In tal modo i sintomi invalidanti regrediranno lentamente permettendo il ripristino delle funzioni intestinali cronicamente attaccate da cibi che irritano una mucosa non sana. Questo approccio consente anche l’attività e la piena efficacia degli integratori di cui il nutrizionista o gastroenterologo valuta l’utilizzo. 

Un secondo step più o meno lungo prevede l’inserimento graduale sia per quantità che per frequenza dei cibi eliminati nella fase precedente con diversi giorni di assunzione per ogni tipologia, esattamente come si fa nel divezzamento dei neonati. In tal modo sarà lo stesso paziente a notare eventuali effetti avversi e quindi a limitare quel tipo di cibi anche in seguito.

Esisteranno sempre alimenti da evitare o da assumere con parsimonia, tuttavia, in base al paziente, quando i sintomi saranno completamente rimessi, è possibile assumere piccole quantità anche di questi cibi rendendo più accettabile o persino piacevole la dieta.

E’ possibile che il soggetto abbia anche altre problematiche a livello intestinale come disbiosi, sovraccrescita batterica (SIBO), permeabilità intestinale o intolleranze a specifici alimenti, in tal caso potrebbe trarre solo benefici momentanei dalla dieta per IBS indicando che l’indagine deve proseguire.


Cosa mangiare nella fase di riposo intestinale

cereali da prediligere sono quelli senza glutine come il riso integrale che agisce favorevolmente sulla permeabilità intestinale o il miglio e gli pseudocereali come il grano saraceno e la quinoa che offrono il vantaggio di un ottimo profilo amminoacidico anche per chi vuole limitare le proteine animali.



Le fonti proteiche devono essere piuttosto controllate, infatti per chi consuma abitualmente carne o pesce è necessario fare una selezione e scegliere carne preferibilmente bianca e grass feed (allevata al pascolo), pesce non di allevamento e di piccola taglia e uova bio, o meglio ancora, di pollaio. Per coloro che assumono prevalentemente o in maniera assoluta proteine vegetali, nel primo periodo la scelta è ristretta a lenticchie e a ben pochi altri legumi solo se sottoposti a specifico trattamento, resta comunque limitata la quantità e la frequenza di assunzione. 

E’ possibile implementare l’apporto proteico con frutta secca (mandorle, noci, nocciole, noci brasiliane, pinoli, pistacchi), magari attivata, per ridurre gli eventuali fattori antinutrizionali presenti. 

Anche i semi oleagenosi quali girasole, lino e zucca macinati al momento possono dare contributi favorevoli al risanamento. La ricchezza di acidi grassi essenziali come omega-3, vitamina E e minerali rende l‘uso della frutta secca e dei semi vantaggioso perché racchiude in poco volume nutrienti risananti la mucosa senza sovraccaricare la digestione. 

Le verdure  vanno limitate a zucchine, carote e verdure amare (cicoria, radicchio e rucola), anche in forma di estratti. Selezionando questi vegetali si limita il processo fermentativo che può irritare l’intestino e si favorisce lo svuotamento dello stomaco e la contrazione della cistifellea.

Tra i frutti  preferire quelli che danno meno formazione di aria, quindi via libera a pere, albicocche, banane ciliegie, papaya, kiwi, frutti di bosco, fragole, caki, scelte al giusto grado di maturazione. Anche la frutta essiccata (prugne e albicocche), bio e senza zuccheri aggiunti né conservanti, può contribuire a migliorare il transito intestinale e a normalizzare le feci.

Tra le bevande è bandito il latte vaccino per il suo carico di lattosio e caseine, molecole infiammanti la mucosa intestinale, è possibile sostituire il latte con bevande vegetali di riso (addizionato di calcio e senza zuccheri aggiunti) con effetto lenitivo sulla mucosa intestinale o di altri cereali senza glutine come il miglio. Benefico è anche il “latte vegetale” di mandorle per il carico di vitamina E e antiossidanti in generale.

Resta molto utile l’utilizzo di oli di buona qualità: extravergine d’oliva e di lino per la quota di acidi grassi monoinsaturi e acidi grassi omega-3 rispettivamente.



Non meno importante è l’acqua, rilevante oltre che per il quantitativo, anche per la temperatura che, se troppo alta o troppo bassa può rappresentare uno stimolo irritativo. E’ bene favorire l’idratazione anche mediante l’assunzione di tisane tiepide ottenute dall’infusione di piante dagli effetti calmanti che rilassano la muscolatura liscia: malva, melissa, finocchio, camomilla, liquirizia.

Grandi assenti quindi latte e latticini compresi gli yogurt oltre a cibi contenenti glutine e caseine, evitate anche le solanacee (pomodori, peperoni, melanzane, patate e persino bacche di goji) tra le verdure e in generale gli zuccheri semplici i cosidetti fodmap cioè zuccheri fermentescibili (fruttosio, lattosio, fruttano, galattano e polioli come sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo). Si tratta di carboidrati a catena corta assorbiti in modo incompleto nel tratto gastro-intestinale e che possono dare fermentazione nell’intestino, causando irritazione, gas, gonfiore addominale, diarrea e costipazione.


Cosa mangiare dopo

Alla fase iniziale piuttosto restrittiva seguirà la fase reintroduttiva di lungo periodo (4-5 mesi), ma solo dopo il ripristino delle funzioni intestinali di base. Esclusa la concomitante presenza di altre problematiche intestinali, sarà allora possibile assumere cereali con glutine, cibi contenenti lattosio, solanacee seguendo però un ritmo personale fatto di prove pazienti e capacità di avvertire i segnali del corpo. 

Non sarà possibile ovviamente fare un carico di tutti i cibi esclusi in un unico pasto perché sarà necessario riabituare l’intestino alla digestione di alcune sostanze che con le mucose risanate non dovrebbero più creare infiammazione. Si può ampliare lo spettro delle verdure, della frutta e dei legumi e sarà possibile persino assumere quantità controllate di dolci fatti in casa con ingredienti selezionati.


Fase di mantenimento

Questa fase comprende tutti i cibi, anche quelli contenenti fodmap, cercando sempre di evitare un grosso carico per l’intestino e l’assunzione di sane abitudini alimentari da conservare per sempre. E’ utile evitare i cibi con basso valore nutrizionale o che possono favorire l’irritazione intestinale, restano sempre sconsigliati alimenti industriali, additivi alimentari, dolcificanti come il fruttosio, margarine e oli idrogenati, bevande zuccherate e specifici alimenti in relazione alle problematiche del soggetto.

Se foste interessati a ricevere un consulto dalla Dott.ssa Troncone, questi sono i suoi contatti:

facebook: emanuelatronconenutrizionista

emanuelatroncone@libero.it

www.nutrizionegreen.it

Se invece a casa non aveste tanti alimenti che non rispecchiano le caratteristiche indicate dalla Dott.ssa Troncone, non preoccupatevi. Sul nostro menù sono disponibili molti piatti studiati con nutrizionisti che non contengono questi tipi di alimenti che possono causare o accentuare la sindrome dell’intestino irritabile. Cliccate qui e scoprite cosa abbiamo da offrirvi!


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Mal di stomaco: cosa mangiare e cosa evitare

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista e Life Coach Leslye Pario di dare qualche consiglio su cosa mangiare e quale dieta seguire nel caso in cui si soffrisse di mal di stomaco. Scopriamo cosa ci ha detto e quale tipo di alimentazione è più corretta in questi casi.


Nel mio lavoro molto spesso mi trovo di fronte a pazienti con problemi gastrici.

I disturbi gastrici più frequenti sono:

– la gastrite: una infiammazione della mucosa e si suddivide in acuta e cronica fino a trasformarsi in atrofica con perdita della funzionalità della mucosa stessa.
Il sintomo più comune è un dolore addominale superiore, ma anche nausea e vomito, gonfiore, bruciore e scarso appetito.

– il reflusso gastroesofageo: una condizione che si verifica quando il succo acido gastrico dello stomaco entra in contatto con l’esofago provocando bruciore, dolore retrosternale, tosse, raucedine e anche sintomi di costrizione al torace simili a quelli di un attacco cardiaco. Il succo acido gastrico è importante per la digestione e per la protezione dai batteri, e fisiologicamente entra in contatto con l’esofago. Il disturbo si sviluppa quando questa condizione supera una determinata soglia in termini di frequenza e durata.

– l’ernia iatale: patologia molto diffusa che dipende dalla risalita di una porzione dello stomaco dall’addome al torace attraverso lo iato diaframmatico. Può essere asintomatica o dare gli stessi sintomi del reflusso o della gastrite.

– la dispepsia: che è un’alterazione delle funzioni digestive, detta anche cattiva digestione caratterizzata da un vasto quadro di sintomi che vanno dal gonfiore addominali, all’acidità gastrica, nausea, vomito e eruttazione che può essere una conseguenza di tutti gli altri sintomi.

Comunemente questi disturbi vengono denominati in “mal di stomaco”

Mi preme anche fare una distinzione tra la fase acuta e la fase dormiente del disturbo, in fase acuta è importante adottare strategie più mirate ed efficaci e nella fase asintomatica  si cerca di non far “risvegliare” il dolore.

Quello che ti consiglio in casi di fase acuta è di evitare completamente gli alimenti che vi elencherò di seguito. In caso di fase asintomatica (quando non hai il dolore) puoi inserirli in modiche quantità cercando di ascoltare il tuo corpo.
Infatti non è detto che se alla tua amica che soffre di mal di stomaco facciano male le arance la stessa cosa valga per te. 

Fattori di rischio per il mal di stomaco sono:

  • farmaci antinfiammatori, antibiotici, cortisonici, antidolorifici
  • fumo 
  • alcool
  • sovrappeso
  • sedentarietà (stare seduti alla scrivania subito dopo il pasto non facilita il processo digestivo)
  • stress psico-fisico
  • disturbi ormonali e sindrome premestruale 
  • cattiva respirazione
  • temperatura esterna troppo fredda
  • caffè
  • alimenti acidi, sottaceti, sottoli, cibi salati e affumicati, cibi piccanti, cioccolato
  • alimenti troppo caldi o troppo freddi e liquidi, come minestroni bollenti e minestrine per cena sono sconsigliati 
  • fritti, alimenti arrostiti e troppo grassi sono da evitare perché di difficile digestione
  • dolci grassi e con il burro, cioccolato
  • frutta acida come arance, limoni, ananas, verdura come i pomodori 
  • bevande gassate e zuccherate

Come potete ben capire sono diversi i fattori che giocano un ruolo importante sul mal di stomaco e per questo è importante considerare un miglioramento di vita a 360° come trovi scritto nel mio libro NO DIETA CON CALMA (Anima Edizioni).

Te ne elenco qui alcuni che puoi adattare al tuo caso:

  • frutta e verdura cotta al vapore, bollita, leggermente stufata padella;
  • olio extra vergine di oliva;
  • cereali integrali messi in ammollo prima di cuocerli per aumentarne la digeribilità e pane lievitato con pasta madre;
  • pasti semplici il più possibile senza mischiare troppi alimenti;
  • masticare bene, lentamente, con porzioni piccole: poco e spesso;
  • bere lontano dai pasti e soltanto se mangi qualcosa di freddo aggiungi acqua calda o una tisana che aiuta a distendere la muscolatura contratta, (non bollente);
  • usa un’acqua ad alto contenuto di bicarbonato;
  • dopo il pasto fai una breve passeggiata o dedicati ad attività creative o fai un esercizio di respirazione;
  • metti un cuscino in più per sollevare il capo a letto e dormi sul lato sinistro;
  • smetti di fumare;
  • dimagrisci se in sovrappeso;
  • indossa abiti larghi che non comprimano il diaframma: pantaloni, cinture, reggiseni stretti;
  • riduci lo stress e rilassati: imparare tecniche di respirazione, disconnettiti dai social almeno 1 giorno alla settimana;
  • passeggia nella natura, esprimi la tua creatività, coltiva relazioni positive, lascia andare le preoccupazioni che fai fatica a “digerire”;
  • chiedi al tuo nutrizionista di fiducia quali rimendi naturali possono essere di supporto al tuo caso ad esempio probiotici specifici, aloe, tisane, erbe aromatiche digestive come rosmarino o spezie come coriandolo, cumino, cardamomo.

Ricordo ancora una volta l’importanza dell’ascolto del tuo corpo e di considerare questi consigli come una presa di coscienza di cosa c’è da migliorare.

Nel momento in cui il mal di stomaco migliora e inizi di nuovo ad introdurre cibo o abitudini NO, è possibile infatti che i sintomi ricompaiano. In questo caso solo tu puoi comprendere quante volte alla settimana puoi mangiare i pomodori ad esempio o quante volte a settimana una bella pizza alla sera.

Buona sperimentazione


Questi sono i contatti della Dott.ssa Pario 

www.leslyepario.com

leslye@leslyepario.com

libro NO DIETA CON CALMA


Se invece non sapeste cosa mangiare in caso di mal di stomaco NutriBees è il servizio di piatti pronti che fa per voi. Il nostro menù è composto da piatti studiati con nutrizionisti e realizzati dai nostri chef. Cliccate qui e scoprite cosa abbiamo da offrirvi!

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Dieta per Fibromialgia: cosa mangiare e cosa evitare

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Carmelinda Pasqualetto di dare qualche consiglio su cosa mangiare e quale dieta seguire nel caso in cui si soffrisse di fibromialgia. Scopriamo cosa ci ha detto e quale tipo di alimentazione è più corretta in questi casi.

La fibromialgia è una malattia caratterizzata da un’ infiammazione cronica silente del tessuto connettivo dove quindi nervi, muscoli e tendini sono infiammati. Da ciò ne derivano sintomi come dolori intensi e diffusi, disturbi dell’umore e del sonno, stanchezza cronica, rigidità articolare e muscolare e  altre problematiche funzionali: sintomi che ne rendono difficile la diagnosi.

Le cause della fibromialgia non sono ancora chiare, tuttavia, essendo una malattia caratterizzata da un’infiammazione cronica silente, alcune condizioni sembrano contribuire a sviluppare questa malattia. Tra questa rientrano il sovrappeso, l’obesità, la mancanza di sonno, traumi, sforzi ripetuti, elevato stress psicofisico e, ad oggi, sempre più studi confermano l’importanza del microbiota intestinale nella genesi della patologia. 

Ma come può l’alimentazione influire su una patologia così invalidante e dolorosa? Un’alimentazione antinfiammatoria è alla base di tutte le patologie; ovviamente ogni patologia avrà poi le sue specifiche determinanti ma una dieta antinfiammatoria di base può essere d’aiuto per la regressione dei sintomi di molte patologie a carattere infiammatorio.

fibromalgia


Prima di capire come l’alimentazione possa influenzare positivamente la salute di un soggetto fibromialgico è necessario capire un attimo quali sono i mediatori che intervengono nel nostro corpo durante un’infiammazione: 

  • Mediatori preformati: cioè che già esistono e che vengono conservati in “serbatoi” che si aprono in caso di necessità. Troviamo, ad esempio, la serotonina e l’istamina. Quest’ultima viene rilasciata inoltre in caso di allergie alimentari e intolleranze. Da ciò ne consegue una risposta infiammatoria che si può sommare a quella già presente nei soggetti con malattie infiammatorie come la fibromialgia.  In questi soggetti la dieta deve prevedere l’eliminazione di alimenti ricchi di istamina e di quelli che ne stimolano il rilascio (solanacee, funghi, agrumi, spinaci, affettati, formaggi stagionati, albume d’uovo, tonno, aringhe, sarde, frutta secca, birra, vino, cacao e cioccolato, aceto). 
  • Mediatori che devono essere formati al momento del bisogno: si tratta di prostaglandine, leucotrienti, specie reattive dell’ossigeno, citochine.

La formazione di questi mediatori è fondamentale affinché la risposta infiammatoria vada a buon fine. Tuttavia, nel caso in cui l’infiammazione sia cronica, questi stessi mediatori diventano pericolosi per il nostro organismo, causando essi stessi il persistere dell’infiammazione.

L’alimentazione può influire sull’infiammazione per diversi motivi:

In primo luogo, alcuni dei mediatori prima indicati (prostaglandine, leucotrieni, citochine) vengono prodotti su stimolo dell’alimentazione. Quello che è interessante notare è che sia prostaglandine e leucotrieni derivano dagli acidi grassi essenziali appartenenti sia alla serie Omega 6 sia alla serie Omega 3. Come ribadito da innumerevoli studi, quello che conta non è l’introduzione di un certo valore assoluto di Omega quanto piuttosto il loro rapporto. 

In caso di patologie infiammatorie potrebbe essere utile sbilanciare temporaneamente il rapporto a favore degli Omega 3, per favorire la produzione di prostaglandine e leucotrieni di sostegno a reazioni antinfiammatorie. In questi casi è consigliabile il supporto di integratori di alta qualità in quanto la biodisponibilità di omega3 nel cibo e  perfino con gli integratori è alquanto limitata: si deteriorano con la cottura, con l’esposizione alla luce, all’aria e perfino spontaneamente in relazione al tempo di conservazione. 

Delle buone fonti ittiche di omega 3 sono rappresentate da aringhe, naselli, sogliole, sardine, alici in quanto proporzionalmente alle loro dimensione non presentano elevate concentrazioni di mercurio come nei pesci di grossa taglia . 

Un fattore importante nella formazione dell’infiammazione sistemica silente  come quella che caratterizza la fibromialgia è un’alta presenza di radicali liberi; questa condizione di squilibrio è definita “stress ossidativo” e non fa altro che innescare un nuovo processo infiammatorio generando  una cascata di radicali liberi creando quindi un circolo vizioso. Il nostro corpo possiede una serie di sistemi antiossidanti endogeni (catalasi, glutatione) ma in nei soggetti con infiammazioni croniche questi sono carenziali e diventa essenziale fare scorta dei micronutrienti che li costituiscono (il ferro per la catalasi, zingo e manganese per la glutatione, etc).  D’altro canto alimenti freschi, come frutta e verdura, sono delle fonti preziose di antiossidanti esogeni come i carotenoidi,  i polifenoli, alcune catechine come quelle contenute nel thè verde, gli isotiocianati (in aglio, broccoli, grano saraceno…); la vitamina C e la vitamina E.

fibromalgia


Purtroppo a volte anche le troppe verdure potrebbero creare infiammazione se si esagera con le fibre insolubili in un  intestino infiammato o se si esagera con verdure molto concimate

E’ molto importante evitare tutti i tossici , tipo conservanti e additivi, in quanto ad oggi non sono state verificate le safety a lungo termine.

Alcuni ormoni, come insulina,  influenzano l’infiammazione e sono a loro volta influenzati dal modo in cui ci nutriamo. Evitare i picchi glicemici significa suddividere l’introito calorico in tanti piccoli pasti completi , optando per fonti di carboidrati integrali , naturali,  a basso indice e carico glicemico. Ottimi i cereali in chicchi, magari senza glutine, riso di qualsiasi tipo (limitando fortemente quello bianco), orzo e farro, quinoa, miglio, amaranto e grano saraceno. Eliminare i farinacei (pane, pasta, prodotti da forno), eliminare zuccheri semplici e prodotti industriali; limitare fortemente il consumo di latte e derivati (sono alimenti che, pur non innalzando la glicemia, richiedono una cospicua produzione di insulina). Glutine e lattosio sono molecole che creano di loro una low grade inflammatione quindi è meglio mangiarli il meno possibile. 

 Queste indicazioni sono comunque delle linee guida generali in quanto, essendo la fibromialgia una malattia plurifattoriale e aspecifica, va cucito un vestito addosso a ogni paziente in base agli sviluppi della malattia.

Non tutti i pazienti sono uguali e non tutti i pazienti possono essere timbrati con il timbro della fibromialgia e trattati allo stesso modo. 

Questi sono i contatti della Dott.ssa Pasqualetto per chi fosse interessato a ricevere un suo consulto:

Dott.ssa Carmelina Pasqualetto (Biologo Nutrizionista)
www.dna-milano.it

Se invece foste interessati a piatti già pronti adatti per queste casistiche, NutriBees è il servizio che fa per voi. Il nostro menù è composto da piatti studiati con nutrizionisti e realizzati dai nostri chef. Cliccate qui e scoprite cosa abbiamo da offrirvi!

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Intervista alla Biologa Nutrizionista Francesca Sirianni

Oggi il team di NutriBees ha intervistato la Dott.ssa Francesca Sirianni, Biologa Nutrizionista, che ci ha aiutato a comprendere che tipo di alimentazione dovrebbe seguire una persona che pratica sport . Ecco a voi l’intervista.

francesca sirianni


Presentati in poche righe ai nostri lettori

Sono una Biologa Nutrizionista, appassionata di alimentazione e di cucina. Sono fermamente convinta che il dimagramento non debba necessariamente arrivare attraverso regimi alimentari rigidi e preimpostati, ma che si possa invece giungere al nostro peso desiderabile con un piano alimentare personalizzato e ricco che tenga conto sia delle esigenze nutrizionali che di quelle logistiche legate agli impegni lavorativi e famigliari. Mi occupo anche di educazione alimentare per tutte le fasce di età, dallo svezzamento ai problemi legati alla senilità e a tutti gli stati patologici nei quali l’alimentazione è spesso la prima cura, come disturbi gastrointestinali, allergie e intolleranze, diabete, dislipidemie, ecc…
Sono anche una Nutrizionista sportiva e con il mio supporto accompagno vari atleti al raggiungimento dei loro massimi livelli di forma fisica.


Quali sono le linee guida che rispetti sempre nel tuo lavoro e piani nutrizionali?

Credo fermamente nei benefici della Dieta Mediterranea, sancita da Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità già dal 2010. Ho sperimentato, in primis su me stessa, i grandi benefici che questa tradizione alimentare apporta, dimostrando di essere il regime alimentare più protettivo per la salute a breve e a lungo termine.
Essendo però anche fautrice di piani alimentari completamente personalizzati, sono in grado di soddisfare le esigenze più disparate, compresi ovviamente piani vegetariani, pescetariani e quant’altro ma, quando possibile, scelgo la Dieta Mediterranea che è perfetta anche per lo sportivo.


Come cambia il piano nutrizionale per uno sportivo? Quali sono gli alimenti da eliminare e quelli da inserire? Come cambia da disciplina a disciplina?

Uno sportivo ha, in genere, richieste energetiche maggiori rispetto al sedentario ma nessuna esigenza particolare in termini di nutrienti. 
Una alimentazione bilanciata è alla base della salute e del benessere di qualunque persona, sedentaria o sportiva che sia. 
Quando l’impegno atletico è di un livello medio-alto o se supera le 2-3 ore di attività giornaliera (attività agonistiche), si può pensare di provvedere a un’integrazione o supplementazione di carboidrati o proteine, secondo le necessità. 
In tutti gli altri casi, pur aumentando i fabbisogni di macronutrienti, saremo in grado di soddisfarli semplicemente con gli alimenti.
Per ogni disciplina sarà poi necessario identificare i reali dispendi energetici calcolando i relativi fabbisogni di macronutrienti, ovvero le proteine, i carboidrati e i grassi, e modularli per creare un piano alimentare personalizzato. 
Ovviamente, alla progettazione del piano, non si potrà non tenere conto del tipo di attività sportiva svolta ma anche del ruolo svolto singolarmente dal nostro atleta. Lo sportivo che corre la maratona avrà una spesa di energie prevalentemente aerobica, quindi sarà necessario “allenarlo” a ottimizzare le riserve di glicogeno e quindi migliorare l’apporto di zuccheri. Atleti di sport misti, che quindi prevedono l’alternanza tra fasi di resistenza e fasi di forza, come il calcio, la pallavolo, ecc … necessiteranno di “allenare” le riserve di zuccheri ma anche di proteggersi dalla perdita muscolare e incrementare la forza. 
Si può parlare quindi di “allenamento all’alimentazione”.


Esiste un apporto calorico “standard” per una persona che pratica sport agonistico?

Non possono esistere apporti calorici “standard” perché ogni persona è un mondo a sé. È sicuramente vero che ogni attività fisica ha un dispendio energetico diverso dalle altre e viene misurato attraverso i LAF o Livelli di Attività Fisica ma rimangono dati generali.
Solo a seguito di un’attenta anamnesi e misurazione del metabolismo basale, analisi della composizione corporea tramite bioimpedenza e valutazioni delle reali esigenze, si potrà stilare un piano alimentare corretto per il singolo sportivo.
Una volta stabilito se l’atleta è vicino o lontano dal suo peso “desiderabile” si potrà poi decidere per un apporto calorico leggermente ridotto rispetto al fabbisogno per ottenere una eventuale perdita di peso o viceversa un apporto aumentato se vogliamo incrementarne il peso.

francesca sirianni


Quali sono gli errori più comuni che commette uno sportivo in tema di alimentazione?

Forse l’errore più grande è non pensare allo stato di idratazione. Questo elemento, spesso trascurato, è invece fondamentale perché l’atleta ottenga il massimo risultato dalla propria performance. Un atleta disidratato non potrà mai essere in grado di esprimere al massimo le proprie potenzialità.
È importante individuare le reali perdite con la sudorazione durante le sessioni di allenamento per poi poterle correttamente reintegrare nelle ore successive e arrivare preparati per le sessioni di gara.
Anche in questo caso si potrebbe parlare di “allenamento alla idratazione”.


Quali sono i luoghi comuni da sfatare sulla dieta per sportivi?

Il più grande luogo comune, secondo il mio parere, è il pensiero che gli sportivi abbiano smisurate necessità proteiche.
Consideriamo che il fabbisogno di proteine negli adulti è di circa 0.8g per kilogrammo di peso corporeo. Nello sportivo possiamo arrivare a 1.5-2 g/kg ma andare oltre non ha dimostrato nessuna efficacia né nell’aumento di massa muscolare, né per il recupero dallo sforzo.
Come abbiamo già detto, l’atleta ha bisogno di più energie e la nostra prima fonte di energia deriva dai carboidrati.
Anche in questo caso è importante fare pasti equilibrati ma anche adeguati alle reali necessità.


Come valuti l’integrazione dell’alimentazione attraverso integratori? Esistono effettivamente alcune sostanze che è necessario integrare per uno sportivo?

Ne ho parlato anche nelle domande precedenti. In generale, non credo esistano grandi necessità. Ogni condizione va considerata caso per caso perché potremmo avere a che fare con atleti dai gusti molto selettivi, oppure atleti con forti allergie, o anche atleti di altre religioni/credo o vegetariani/vegani che potrebbero avere problemi a reperire tutti i nutrienti necessari solo con il cibo ed ecco che in questi casi si potrà, o si dovrà, prevedere delle integrazioni o supplementazioni.
La prima integrazione a cui si pensa più spesso riguarda quella a base di zuccheri, vitamine e Sali minerali, soprattutto per gli atleti di “endurance”, con sessioni che superano le due o tre ore al giorno o per quelli che si allenano in condizioni meteorologiche particolarmente disagiate.

francesca sirianni


Un consiglio per i nostri lettori che devono cambiare la loro alimentazione volendo intraprendere una attività sportiva più “seria”

Io consiglio ovviamente di farsi seguire, se fosse possibile, da un nutrizionista sportivo. È veramente fondamentale capire la situazione di partenza e fissare degli obiettivi che siano realmente perseguibili.
Come ho già accennato, l’alimentazione e l’idratazione sono due variabili fondamentali nella vita di uno sportivo. Un “cavallo vincente” riuscirà a ottenere il massimo delle sue prestazioni solo se sarà in grado di soddisfare tutte le sue richieste energetiche, metaboliche e idriche.


Contatti, orari e luoghi per contattarti e/o prenotare una visita

Il mio studio si trova a Cinisello Balsamo in via Carmelita de Ponti, 26. È possibile fissare un appuntamento chiamando al num. 324 9077152 o scrivendo a francescasirianninutrizionista@gmail.como in alternativa compilando il relativo form sul sito www.francescasirianni-nutrizionista.itdove troverete tutte le informazioni dettagliate sui costi e le modalità delle mie visite.

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I SuperClienti NutriBees: Maria Teresa da Milano

Il nostro team riprende le sue interviste settimanali ai SuperClienti NutriBees per capire la loro esperienze con il servizio e le motivazioni che li hanno spinti a scegliere noi come suo partner di pasti pronti sani a domicilio.
L’ospite di oggi è Maria Teresa da Milano.

Nome e città di residenza.

Ciao NutriBees! Mi chiamo Maria Teresa e vivo a Milano.

Da quanto tempo utilizza NutriBees? Con quale frequenza ordina i piatti? 

Da circa fine settembre 2018 ed ordino tutte le settimane 10 piatti.

Come ha scoperto NutriBees? 

Sono andata da nutrizionista perche volevo perdere peso. Avevo appena svolto un percorso di sei mesi senza ottenere risultati perché non avevo tempo la sera di cucinarmi e mangiavo tardi (verso le 11). A quel punto la nutrizionista mi ha detto di provare questo servizio solo la sera, ma visto che mi trovavo bene, ho iniziato anche a pranzo.
Con i vostri piatti mi è passato riflusso gastroesofageo. Da settembre ad oggi ho perso 10 chili.
Ho anche notato che ora se vado a mangiare in un ristorante che cucina in un certo modo sto male. L’alimentazione è molto importante.

cibo a domicilio


Perché lei utilizza NutriBees? (comodità, piatti sani, mancanza di voglia, tempo di cucinare…)

Un po tutte [ridendo] . La ragione principale è perdere chili e sgonfiarmi… se riuscissi ad abbinare anche un po di movimento sarebbe perfetto.
Il mio obiettivo ora è perdere altri 5 ma, anche dopo aver raggiunto questo risultato, continuerò lo stesso ad utilizzare NutriBees.

Le è capitato di consigliare il nostro servizio ad amici e colleghi?

Sono molto contenta ma sono una persona molto riservata.
Ovviamente quando me lo chiedono rispondo e di conseguenza l’ho consigliato a molti.

Quali sono i suoi piatti preferiti?

Bocconcini di pollo al timo e curcuma, riso rosso integrale e cime di rapa saltate; Polpettine di ceci con cime di rapa e mandorle; Burger di verdure ai semi di lino con cicoria; Tagliata di pollo al melograno con radicchio ripassato; Gnocchi Primavera alle verdure.
Ogni tanto ordino la parmigiana e zucchine perché ha poche calorie.

cibo a domicilio


Una cosa che le piacerebbe cambiare o aggiungere in NutriBees?

Sul fatto di variare lo state gia facendo…qualche volte ci sono stati dei problemini con la consegna e ci è capitato di rimanere senza NutriBees e abbiamo avuto problemi di astinenza [ridendo].

Un consiglio / frase di chiusura per i nostri lettori

Sono molto contenta di aver trovato questa soluzione perché ho piacere di fare una dieta ma, allo stesso tempo, è anche una soluzione per mangiare sano.

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10 idee per cena veloce: sane e sfiziose

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Elettra Martelli di consigliarci 10 piatti buoni e sani per una cena veloce che vi faranno venire l’acquolina in bocca. Scopriamo i suggerimenti della Dottoressa e i piatti da lei indicatici.


Capita a tutti la serata in cui non si ha molto tempo a disposizione per preparare la cena, e la tentazione di una cena già pronta, dal fast food alla pizza è sempre a portata di mano. Per chi ha uno stile di vita molto frenetico, ricco di impegni e carichi di lavoro, è importante saper scegliere pasti adeguati, piuttosto che ripiegare su soluzioni take away o cene low cost più volte durante la settimana. La salute ne risente, e i cibi di scarsa qualità nutrizionale finiscono per impoverire il nostro organismo, favorire l’insorgere di problematiche metaboliche e spesso anche l’aumento di peso.



Ecco quindi qualche suggerimento per organizzare al meglio i pasti serali. Ricordatevi di seguire sempre le regole base di una sana alimentazione, oltre a queste specifiche indicazioni. Tra le più importanti la stagionalità come regola per ogni acquisto, la filiera corta, la fibra ad ogni pasto.

Applicando questi principi base, sarà più facile realizzare cene veloci, ma digeribili, nutrienti e salutari.

Viste le temperature quasi estive suggerisco per queste serate piatti leggeri, che non impegnino né nella realizzazione, né nella digestione.

1- Tartare di avocado, zucchine e carote crude condita con olio evo, succo di limone e aromi, abbinata ad una porzione di pesce, rigorosamente pescato in mare aperto, in Italia ad esempio ottimo il pesce azzuro. 

Fresca e leggera, stimola la digestione grazie alle cruditè e regala un ventre piatto il mattino seguente, veloce da realizzare.

2- Insalata con tonno al naturale, riso integrale, olive, capperi, pomodorini, basilico, sedano, semi di canapa.

Una sorta di insalata di riso rivisitata, che avendo un solo tipo di proteina e una fonte di cereali integrali, terrà a bada la fame notturna, grazie anche all’apporto di fibra delle verdure in accompagnamento. Anche in questo caso le verdure sono consigliate rigorosamente crude, basterà lavarle bene e tagliarle a pezzetti prima di mettere in tavola.

3- Insalata di spinacini freschi con pollo o tacchino alla griglia, barbabietole crude, rucola e kale, condite con succo di limone e olio di semi di vinacciolo d’uva. 

Pratico e veloce, ricco di antiossidanti, adatto anche a chi pratica attività fisica e vuole restare in forma.

4- Uova sode o omelette o frittata con verdure a disposizione, ad esempio asparagi, zucchine, pomodorini sott’olio, erbe aromatiche.

Che sia una omelette o una insalata, le uova risolvono sempre le cene all’ultimo minuto e sono un’ottima fonte di energia.

cena veloce


5- Legumi, in insalata anch’essi, sfruttando i prodotti di buona qualità venduti già precotti nei vasetti di vetro. 

L’insalata di lenticchie, carote, prezzemolo e sedano con semi di senape è ottima anche nei mesi estivi e richiede pochi minuti di preparazione.

6- Quinoa o cereali in vendita già lessati, da abbinare a ciò che è rimasto del pasto precedente o a ingredienti che non dovrebbero mancare mai in una dispensa.

Ad esempio quinoa con verdure surgelate es zucchine peperoni, di solito abbinate a proteine vegetali quali ceci o fagiolini. Un pasto veloce e facile da realizzare, ma nutriente e molto sano.

7- Pasta realizzata al 100% con farina di legumi abbinata ad una passata di pomodoro, es pasta di piselli verdi o lenticchie rosse con pomodoro, ricotta e aromi (timo, basilico, maggiorana, sia freschi che secchi). 

Velocissima e adatta a tutta la famiglia, in particolare dopo le giornate più intense.

8- Tacos o piadine integrali, con acciughe o salmone, pomodori, ravanelli, zucchine freschi a seconda della stagione, insalata di diversi tipi.

Se si abbonda con le verdure, questo tipo di cena una volta ogni tanto è approvata!

cena veloce


9- Cous cous integrale o ai cereali con verdure fresche e sott’olio, semi misti e legumi, anche in vasetto.

Un esempio, cous cous integrale con avocado, semi misti, peperoni, ceci lessi, spezie a piacere. Giusto il tempo di idratare il cous cous e il piatto con pochi gesti di assemblaggio è pronto!

10- Minestrone o vellutata, usando le verdure cotte rimaste in frigorifero, alle quali aggiungere acqua, per creare il brodo. Completano lo yogurt bianco o greco, le spezie e i semi misti. 

L’esempio più classico è la vellutata di carote e zenzero, realizzata aggiungendo alle carote cotte in casseruola altra cipolla o scalogno, foglie di alloro, zenzero fresco in radice, una manciata di lenticchie rosse decorticate. Semplicemente frullando tutto dopo circa 15-20’ di cottura, la vellutata è pronta!

Ognuna di queste idee presuppone che anche la spesa sia fatta in maniera consapevole, così come la scelta dei menù giornalieri.  Come avrete intuito dopo la lettura di questo articolo, l’organizzazione della dispensa è il vero segreto per una cena veloce, ma salutare!

Questi sono i contatti della Dott.ssa Martelli per chi fosse interessato a ricevere un suo consulto:

www.elettramartelli.it

info@elettramartelli.it

+39 347 7668544

Nel caso in cui non aveste voglia o tempo di stare neanche pochi minuti ai fornelli, NutriBees è il servizio che fa per voi. Il nostro menù è composto da piatti sani e sfiziosi studiati da nutrizionisti e realizzati da chef professionisti. Cliccate qui e scoprite quali specialità abbiamo da offrirvi!



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Dieta per allergia al nichel

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Agostina Iannicelli di dare qualche consiglio su cosa mangiare e cosa evitare a chi soffre di allergia al nichel. Scopriamo cosa ci ha detto e quale tipo di dieta per allergia al nichel ci ha suggerito.

L’allergia al nichel è un fastidio piuttosto diffuso nell’ultimo decennio; è tuttavia considerata un’intossicazione data dal metallo pesante in questione essendo presente in basse concentrazioni nei suoli, nelle acque e nell’aria. Inoltre da molti anni ha un interesse industriale: viene impiegato nella realizzazione di molte leghe tra le più note c’è l’acciaio inox, che trova impiego nella realizzazione di stoviglie e anche in alcune parti di elettrodomestici.

Data l’ampia distribuzione del metallo anche in natura, oltre a essere presente in molti cibi freschi lo è anche nei cibi conservati. Alcuni alimenti sono particolarmente ricchi di nichel, il motivo principale deriva dal fatto che sia vegetali che animali lo assumono nutrendosi e bevendo; dall’altra parte troviamo tutti i cibi confezionati che assorbono una quota aggiuntiva di questo metallo pesante dal packaging. 

Ogni individuo assume mediamente una quantità giornaliera di circa 300-600 microgrammi di nichel che riveste anche un ruolo importante in alcune reazioni metaboliche. Il problema è che tale quantità supera di gran lunga il fabbisogno necessario, pari a 30 microgrammi al giorno.

Attualmente questo disturbo coinvolge il 20-25% della popolazione e si manifesta o come dermatite allergica da contatto, detta anche DAC, o come sindrome da allergia sistemica al nichel, abbreviata come SNAS.
L’ultima forma si presenta come una dermatite da contatto sistemica o DSC, con sintomi gastrointestinali, respiratori e neurologici.

Il primo passo per far fronte a questi disturbi è sicuramente quello di ridurre il contatto con il nichel. Ciò si può fare non solo evitando l’uso di prodotti contenenti nichel ma soprattutto riducendo l’introito attraverso una dieta. Questa dieta dovrebbe prima di tutto escludere gli alimenti che sono più ricchi di nichel ma anche assicurare un sano equilibrio nutrizionale.

Tale equilibrio è di fondamentale importanza perché la dieta a ridotto contenuto di nichel comporta la ridotta assimilazione di ferro. Il paziente dopo alcuni mesi tende a mostrare una anemia dovuta proprio a una dieta priva di ferro.

All’anemia devono stare particolarmente attente le donne, essendo maggiormente predisposte sia per un fattore costituzionale (ciclo mestruale, gravidanze, fibromi che inducono la perdita di ferro) sia perché l’allergia al nichel è una malattia a prevalenza femminile.

A rischio di intossicazione da nichel sono coloro che seguono particolare diete. Ad esempio nelle diete vegetariane, o ancor di più nelle vegane, si può riscontrare un contenuto di nichel superiore. Questo perché nei vegetali che si trovano in natura vi è un’alta quantità di nichel, maggiore rispetto al fabbisogno giornaliero.


Come scoprire se si è allergici al nichel

L’ allergia sistemica al nichel solfato va accertata con esami specifici, ossia il patch test. In caso di positività all’esame, si procede dapprima con l’ eliminazione temporanea (4-6 settimane) dalla dieta degli alimenti contenenti nichel (tra cui albicocche, cavoli, spinaci, arachidi, carote, pomodori, ostriche, fichi, cipolle, asparagi, lenticchie, farina di grano intero, fagioli, liquirizia, pere cotte e crude, funghi, mais, lattuga, piselli, mandorle, thè, aragosta, margarina, cacao e cioccolato, avocado, mirtilli, avena, grano saraceno, noci e nocciole, broccoli, patate, lievito in polvere, ma anche alimenti cotti o conservati in recipienti di metallo, fatta eccezione per l’alluminio).




Se il paziente trae significativi benefici sulla sintomatologia, si attuerà un test di provocazione specifico con il nichel. Solo in caso quest’ultimo risulti positivo si potrà fare una diagnosi di allergia sistemica al nichel, indirizzando poi il paziente ad un trattamento desensibilizzante specifico per via orale con il nichel solfato. In caso di sospetto iniziale di allergia, ovvero nel corso della fase di accertamento, si sconsiglia anche l’assunzione di integratori multivitaminici mentre ed è fortemente raccomandata anche l’eliminazione dell’abitudine al fumo.


Gli alimenti per chi è allergico al nichel

Passiamo ora a parlare degli alimenti che possono essere consumati per realizzare una perfetta dieta per allergia al nichel comprendono le seguenti verdure: radicchio, indivia, songino (valeriana), finocchi, melanzane, zucchine, cetrioli, barbabietole; alcuni tipi di frutta fra cui anguria, melone, pesche, banane, fragole; alcuni cereali come il riso basmati o il riso bianco, l’orzo, il miglio, la quinoa, il frumento (ove tollerato); carne bianca di qualunque tipo; pesce ad eccezione di mitili, platessa e crostacei; lievito di birra.

Ecco una tabella riassuntiva degli alimenti consentiti, con quelli da valutare e con quelli da tenere esclusi:




Alcuni consigli in linea generale

Non ultimo è bene seguire anche alcuni consigli pratici nella preparazione delle vivande.



Sarebbe buona abitudine far scorrere l’acqua per qualche minuto prima del suo utilizzo in modo che eventuali tracce di nichel presenti nelle tubature possano essere eliminate; nell’impasto dei dolci, meglio il bicarbonato come agente lievitante in alternativa al lievito in polvere; fare attenzione al tipo di stoviglie utilizzate per la cottura e la conservazione dei cibi, escludere dalla dieta tutti i cibi conservati per  evitare che le sostanze acide contenute nei cibi favoriscano la dissociazione e, quindi, il rilascio del nichel dagli utensili usati o dalle confezioni.


Questi sono i contatti della Dott.ssa Iannicelli per chi fosse interessato a ricevere un suo consulto:

www.dna-milano.it

02 27078532

info@dna-milano.it

www.dna-milano.it

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Dieta durante il ciclo: cosa mangiare e cosa evitare

Oggi il team di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Francesca Naimo di darci una mano nella stesura di una lista di alimenti consigliati durante il periodo mestruale. Scopriamo i consigli che ci ha dato riguardo la dieta durante il ciclo.


L’irritabilità e l’aumentato appetito che spesso caratterizzano i giorni precedenti le mestruazioni dimostrano la stretta correlazione tra cibo e ciclo mestruale. Questi fenomeni sono dovuti all’alterazione dei livelli ormonali e al calo di zuccheri nel sangue (strettamente associato a una diminuzione dei livelli di serotonina, molecola fondamentale per il controllo dell’umore).
I cibi più adatti in questo periodo sono:

  • la pasta;
  • il riso;
  • i cereali;
  • le patate;
  • i legumi;
  • il pesce.

Questi alimenti riescono a fornire le proteine necessarie per la sintesi degli ormoni.



Carni rosse, uovo, pesce di mare e crostacei stimolano, invece, l’ovulazione, apportando proteine e grassi vegetali. 

Al contrario, i formaggi sono sconsigliati in questa fase.

Dopo l’ovulazione, quando le problematiche maggiori sono il gonfiore e la ritenzione idrica, meglio preferire alimenti che favoriscono la diuresi come:

  • pesce;
  • sedano;
  • finocchi;
  • insalata;
  • asparagi;
  • carni bianche.

Il mio consiglio è di moderare il consumo di sale, formaggi, burro, panna, salse, prodotti in salamoia, dadi da brodo, carne e pesce affumicati, salumi, dolciumi, alcool, acque ricche di sodio, bevande gassate e zuccherate.

 mentre sono consigliati  infusi di verbena, tarassaco e finocchio. 

E’ doveroso ricordare che i sintomi associati al ciclo sono diversi da donna a donna e l’alimentazione più corretta cambia a seconda dei casi.

In caso di flusso abbondante sono consigliati i frutti e gli ortaggi (come gli agrumi, kiwi, pompelmi e peperoni) che sono in grado di migliorare la coagulazione. Sono consigliati anche i formaggi e la carne rossa, soprattutto il fegato, che aiuta a reintegrare le forti perdite di ferro associate alla mestruazione.

(minerale presente anche in alimenti come il tacchino, pollo, pesce azzurro, uova, legumi, crusca, ortaggi verdi, lievito di birra, frutta secca e disidratata).

Passando ai cibi non adatti in questi periodi, mi sento di sconsigliare gli alimenti che fluidificano il sangue come:



  • l’ananas;
  • i funghi;
  • il prezzemolo;
  • le cipolle;
  • il melone;

Al contrario, questi alimenti, le vitamine C e K e il calcio sono sconsigliati se il flusso è scarso.

Chi soffre di crampi durante il ciclo può trovare aiuto in tutti i cibi che favoriscono il rilassamento fisico e mentale. Vanno benissimo banane, ortaggi verdi, cereali ricchi di crusca e sardine dato che contengono magnesio, il principale responsabile del rilassamento della muscolatura uterina e regolatore del buonumore.

Anche il calcio, contenuto nel latte parzialmente scremato e nello yogurt magro, può aiutare nella regolazione delle contrazioni muscolari. 

Infine, il pesce ricco in omega 3 contrasta questa problematica regolando la produzione di prostaglandine, molecole responsabili di crampi e dolori. 

Sono, invece, da evitare gli alimenti che fermentano nell’intestino.



Nei casi in cui il dolore dipende dalla stitichezza, la soluzione ideale è rappresentata dai cibi ricchi di fibre, come la frutta. 

I dolori al seno sono, invece, efficacemente contrastati dalle vitamine E e B6.

E per ultima ma non per questo meno importante : l’ attività fisica. E’utile non soltanto per rafforzare l’apparato muscolo-scheletrico e immunitario, per prevenire numerose malattie, favorire il calo ponderale e il rimodellamento del fisico, ma anche per scaricare lo stress in modo naturale e ridurre il dolore mestruale.

Se foste interessati a ricevere un consulto dalla Dott.ssa Naimo, questi sono i suoi contatti:

3478146289

naimofra@libero.it

Se invece foste interessati a piatti che contengono gli alimenti adatti per la dieta durante il ciclo, NutriBees è il servizio che fa per voi. Il nostro menù è composto da piatti studiati con nutrizionisti e realizzati dai nostri chef e presenta alimenti ad hoc per ogni tipo di regime alimentare. Cliccate qui e scoprite cosa abbiamo da offrirvi!

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Dieta anti cellulite: rimedi e dieta per eliminarla

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Giulia Vincenzo di trattare un problema che riguarda in particolare il mondo femminile: la cellulite.
Scopriamo i rimedi consigliati dalla Dottoressa e che tipo di dieta anticellulite ci ha suggerito.


La famigerata e tanto odiata cellulite che affligge in particolare noi donne e che ci manda in paranoia in questo periodo dell’anno è dovuta principalmente ad un rallentamento del circolo sanguigno in alcuni distretti,  segue l’extravaso di fluidi e il loro ristagno nella matrice extracellulare, il che causa a sua volta infiammazione e fibrosi. 
Non sono solo prettamente solo alimentari le cause, ma ci sono tanti accorgimenti dietetici che possono migliorarne l’aspetto, favorirne il riassorbimento e prevenirne l’insorgenza.


Questi sono degli alimenti da preferire per combattere la cellulite: 

  • Alimenti ricchi di vitamina C: questa vitamina esercita un’azione vasoprotettrice e vasodilatatrice, quindi aiuta a regolare la permeabilità dei capillari, punto fondamentale in questa patologia. Ne sono ricchi frutti come le fragole, i kiwi e gli agrumi, e verdure come prezzemolo, ribes, peperoni.
  • Alimenti ricchi di flavonoidi: anch’essi vasoprotettori e antiossidanti, ne sono una buona fonte i broccoli, il limone, il pompelmo, i pomodori, arance e pompelmi, frutti di bosco mela e legumi come la soia.

  • Cibi ricchi di potassio: con la sua azione contrastante il sodio (importante fautore di ritenzione idrica) aiuta nel drenaggio dei liquidi in eccesso, quindi ottima idea consumare frutta come banane, ananas, albicocche, ciliegie e verdure come cavoli finocchi spinaci, insieme a legumi patate e cipolle.

  • Alimenti ricchi di acqua: è importante mantenere un corretto stato di idratazione sempre ma a maggior ragione in questi casi, quindi ben vengano l’anguria, cetriolo, pomodoro, lattuga, insalata iceberg e sedano.



Questi sono gli alimenti da evitare per combattere la cellulite:

  • alimenti ricchi di grassi saturi: cibi confezionati, merendine, wurstel e pasti da fast food, lardo strutto e burro.





  • Alimenti ricchi in sale: insaccati e salumi, cibi confezionati, crackers salati e il sale aggiunto nella preparazione dei cibi. Si può ridurre l’utilizzo del sale in cucina grazie alle spezie come timo, lauro, basilico e prezzemolo e parallelamente aumentare il consumo di verdure iposodiche come i peperoni, i pomodori, i finocchi, gli asparagi, i cavoli, la cicoria, l’indivia, il radicchio rosso, le zucchine, la bieta e le melanzane. 



A completare il quadro di gestione e prevenzione della cellulite contribuisce una corretta idratazione, uno stile di vita sano e attivo, con una moderata attività fisica che migliora anche la circolazione e il ritorno venoso delle gambe.

Questi sono i contatti della Dott.ssa Vincenzo perché fosse interessato a ricevere un suo consulto:

www.giuliavincenzo.it
info@giuliavincenzo.it
social: Facebook & Instagram “mangiare intelligentemente”

Se invece foste interessati a piatti che rispecchiano le caratteristiche suddette, il nostro menù è creato con nutrizionisti e presenta piatti sani ed equilibrati che vi aiuteranno nel raggiungimento dei vostri obiettivi contro la cellulite. Cliccate qui e scoprite cosa abbiamo da offrirvi!