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SIBO: cosa mangiare e quale dieta seguire

Oggi la redazione di NutriBees ha chiesto alla Biologa Nutrizionista Martina Toschi di dare qualche consiglio su cosa mangiare e quale dieta seguire nel caso in cui si soffrisse di iperproliferazione batterica intestinale (SIBO). Scopriamo cosa ci ha detto e quale tipo di alimentazione è più corretta in questi casi.

L’iperproliferazione batterica intestinale, o più comunemente SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth in inglese), è definita come una crescita eccessiva dei batteri nell’intestino tenue.

Di norma la maggior parte dei batteri si trova nell’intestino crasso. Tuttavia, a causa di certe condizioni o malattie, può accadere che i batteri del colon proliferino più in alto nel sistema digerente, fino all’intestino tenue. Ne conseguono diversi sintomi digestivi: diarrea, gonfiore, gas intestinali, dolori addominali, nausea, dispepsia, stitichezza e anche affaticamento. Questi sintomi non specifici complicano la diagnosi di SIBO, tanto più che sono molto simili ai sintomi di altre malattie o sindromi gastrointestinali, come l’IBS.


Riguardo alle cause, nella maggior parte dei pazienti la SIBO è dovuta alla crescita eccessiva non di un solo tipo di batterio, bensì dei vari tipi di batteri che dovrebbero normalmente essere nel colon.

I cibi che ingeriamo hanno il potere di nutrire alcuni batteri intestinali anziché altri e la dieta è quindi uno strumento fondamentale e imprescindibile.

Il problema alla base della SIBO è la fermentazione, pertanto zuccheri e carboidrati dovrebbero rimanere sotto i 40 g al giorno. Tra gli zuccheri da evitare vi sono tutti i dolcificanti (mannitolo, sorbitolo, lattulosio, sucralosio, fruttosio…) e ovviamente tutti i cibi con zuccheri della frutta aggiunti. Meglio scegliere il glucosio e il miele. Tra i carboidrati concessi vi sono anche le patate e il riso bianco, perché poveri di fibre e perciò poco fermentabili; l’alto indice glicemico tuttavia ne limita il consumo a una mezza porzione per pasto (massimo). Vanno eliminate anche molte verdure troppo fibrose e i legumi (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, soia), questi ultimi difficili da digerire ed eccessivamente ricchi di fitati. Le verdure concesse devono essere preferibilmente cotte (al vapore) e consumate in piccoli quantitativi per pasto. Sono indicati:

  • radicchio rosso oblungo;
  • indivia:
  • carote;
  • zucchine senza buccia;
  • ravanelli;
  • cetrioli;
  • finocchio;
  • zucca;
  • asparagi;
  • funghi.




Per condire:

  • olio extravergine di oliva;
  • erbe aromatiche;
  • sale marino integrale;
  • aceto di mele.

È concessa la frutta fresca (da evitare quella secca) e con minore contenuto di fruttosio. All’inizio si consiglia di consumarla una sola volta al giorno. Vanno assolutamente evitati tutti i latticini, per il loro contenuto di lattosio. È possibile consumare Parmigiano reggiano stagionato almeno 30 mesi in quanto privo sia di lattosio sia di caseine. Non si deve assumere nessuna bevanda gassata e zuccherata. Sono ammessi al massimo 2 caffè al giorno, bevuti senza zucchero.
È fondamentale inoltre bere ogni giorno almeno 2 litri di acqua naturale (o con aggiunta di limone). Si consiglia di limitare i pasti a 3 al giorno per favorire la pulizia dell’intestino.

Estratto dal libro: L’ALIMENTAZIONE CORRETTA NELLE DIVERSE PATOLOGIE- Giannini S., Toschi M. -Tecniche Nuove

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